Il progetto
L’obiettivo del progetto (finanziato con fondi Daphne III) era quello di creare un gruppo di lavoro interdisciplinare e transnazionale in grado di migliorare la base conoscitiva e lo scambio d’informazioni e di buone pratiche sui servizi a favore delle donne abusate, con un focus particolare su caratteristiche, modalità d’intervento e valutazione d’impatto, e promuovere l’utilizzo dei servizi da parte dei gruppi a rischio “nascosti” nella popolazione generale. A tal fine, sono stati creati degli indicatori di monitoraggio utili ai fini del miglioramento continuo, dell’autovalutazione e della trasferibilità delle pratiche rilevate a livello comunitario, che hanno formato la base per un'autonoma riflessione della Regione Puglia, che ha in seguito creato un ulteriore set di indicatori più tarati sul proprio territorio e che sono entrati a far parte integrante delle Linee Guida Regionali sulla gestione e funzionamento della rete dei servizi per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere.
Fino a poco tempo fa, la violenza contro le donne e le bambine era “invisibile”, perché considerata insita in alcune pratiche tradizionali e avallata dalla legge. Era una questione “privata” per cui spesso erano le vittime ad essere stigmatizzate, e per questo faticavano ad uscire dall’anonimato e restano in silenzio anche oggi. Alcuni dati dell’Istat del 2006 confermano che in Puglia circa il 90% delle vittime non denuncia dopo aver subito violenza (di solito perpetrata dal partner). La maggior parte non ne parla e non la considera un crimine. E anche quando la donna denuncia, teme le rappresaglie del partner e non si fida delle autorità pubbliche che dovrebbero aiutarla.
In questo contesto, è estremamente importante far emergere le azioni portate avanti dai servizi, dopo aver tracciato le caratteristiche principali del fenomeno così com’è nella realtà, grazie ad un’adeguata analisi, volta ad aiutare:
- i servizi, spesso gestiti da associazioni, a raggiungere il target di riferimento, ricevere feedback sull’impatto e l’efficacia del loro lavoro e, in generale, a migliorare;
- gli enti pubblici e la Regione Puglia in primis in quanto ente proponente, consapevole delle lacune conoscitive sul sistema di servizi di questo tipo, a scoprire cosa succede sul proprio territorio e a creare collegamenti fra azioni diverse e i vari servizi che le portano avanti, per realizzare politiche basate su dati reali ed applicarle realisticamente a situazioni concrete;
- le vittime e i gruppi a rischio, sensibilizzandoli, tramite piani di comunicazione efficaci, sul fatto che non sono soli e che esistono dei servizi a cui si possono rivolgere.
Il progetto “Services for women victims of violence: analysis of trends and impact evaluation”, si è proposto di aumentare, in un anno, la base conoscitiva nelle tre aree geografiche europee considerate (Regione Puglia per l’Italia, la Regione Vallona per il Belgio e i Paesi Baschi per la Spagna), rispetto a:
- da un lato, la portata e le caratteristiche della violenza contro le donne e, dall’altro,
- le caratteristiche delle azioni e dei servizi disponibili per questo target sui territori mappati, che è il principale valore aggiunto del progetto.
Lavorando sulla linea prioritaria IV del programma Daphne (studi, mappature e ricerche), il progetto doveva mappare e analizzare le tendenze dei servizi di sostegno alle vittime di violenza, sfruttamento e tratta a fini sessuali e altri tipi di abuso, con un focus di genere, per raccogliere informazioni su questi servizi, valutare il loro impatto, incoraggiarne l’utilizzo da parte dei gruppi a rischio “nascosti” nella popolazione generale, e proporre azioni migliorative. Il progetto, finanziato sulla linea europea Daphne III, mira a colmare il vuoto conoscitivo circa le caratteristiche e la diffusione del fenomeno della violenza contro le donne e le caratteristiche dei servizi territoriali dedicati a questo fenomeno. L’obiettivo era, attraverso lo scambio di informazioni e buone pratiche sui servizi, consentire un’elaborazione più consapevole di politiche e interventi, e contemporaneamente sensibilizzare la cittadinanza, soprattutto i gruppi potenzialmente a rischio.
Fra le azioni previste:
- analisi di contesto da fonti secondarie di dati del fenomeno della violenza sulle donne e sui minori nei tre territori;
- mappatura dei centri antiviolenza e delle case rifugio presenti;
- interviste qualitative a responsabili e operatori dei servizi mappati;
- somministrazione di una scheda di rilevazione delle informazioni sui servizi (modalità di gestione, utenza, struttura, personale, prestazioni erogate, ecc.);
- creazione di indicatori di monitoraggio di genere della rete dei servizi;
- individuazione di buone pratiche (servizi che agiscono da “fattori positivi per il cambiamento”, in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica o rappresentare un modello per la lotta alla violenza) e loro trasferimento, attraverso incontri e seminari, agli operatori dei servizi territoriali;
- condivisione dei risultati delle attività di ricerca tra i partner.
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